martedì 12 gennaio 2016

Recensione: "Se tu fossi neve" di Eleonora Sottili

I fiocchi di neve quando si formano sono tutti uguali, ma quando poi cadono e si posano per terra sono uno diverso dall'altro, perché diversa è stata la loro vita di turbolenze e umidità. E così è probabile che i fiocchi di neve abbiano a che fare con noi molto più di quanto crediamo.
Da due anni Jason disegna tutte le persone che incontra a New York, è una specie di progetto, o forse di più, un metodo di ricerca. Deve ritrovare a tutti i costi la ragazza che lo ha fatto innamorare. L’ha vista soltanto una volta per due minuti, ferma di spalle, durante un flash mob di Charlie Todd in Grand Central, e poi l’ha persa tra la folla. 
Zadie ha dodici anni, un manuale di sopravvivenza e una bussola. Mangia gallette, studia mappe e vuole andare al Polo Sud come Amundsen e Scott. Per allenarsi al freddo si immerge nell’acqua gelida della vasca da bagno tra cubetti di ghiaccio alla deriva come iceberg.
Alice è appena arrivata a Manhattan dall’Italia. Sta scappando da due fidanzati, gemelli omozigoti, e dal capo, che la vuole licenziare, e spera che a New York sarà felice come Neil Armstrong quando ha messo il primo piede sulla Luna. Al momento però si sente più come uno di quegli astronauti che restano a beccheggiare in eterno nello Spazio, incapaci di tornare sulla Terra, di mandare messaggi o di volare verso altri pianeti. Sulla città si scatena la Tempesta Perfetta, la neve non smette di cadere, il vento soffia sempre più forte, i grattacieli e le strade restano al buio per un blackout. A quel punto i destini dei tre personaggi si intrecciano in modi imprevisti, mentre i sotterranei della metropolitana sono illuminati dalle spade laser di Guerre Stellari.



LA MIA RECENSIONE:

Il libro è ambientato nella città di New York ed è incentrato principalmente su tre personaggi: Jason, Zadie e Alice.

Jason da due anni cerca una ragazza vista una volta da lontano durante un flash mob. Zadie è una dodicenne che supporta Jason nel suo progetto mentre immagina il Polo Sud. Alice è a New York per prendere le distanze da un brutto momento che sta attraversando.

Il libro è scritto in terza persona e ogni capitolo ha un proprio titolo. Il primo e l’ultimo iniziano con un link a una qualche canzone di Youtube, cosa che non ho molto apprezzato perché su carta è abbastanza inutile e su kindle è comunque un problema: sarebbe stato meglio inserire il titolo delle due canzoni. 

Il libro scorre veloce ed è piacevole anche se la storia è quasi surreale, non tanto per gli avvenimenti quanto per il carattere dei personaggi con i quali è difficile entrare in sintonia. Vengono presi e ripresi molti pensieri dei personaggi ma lo stesso non viene fatto con i loro sentimenti, forse con l’intento di copiare il modo di scrivere di altri scrittori. 

La scrittrice si basa su alcuni esperimenti sociali moderni famosi in questi anni e sicuramente viene fuori l’interesse in psicologia sociale, suo ambito di studio (si legge dalla copertina): è molto brava a descrivere azioni e reazioni collettive.

Nel complesso un libro molto piacevole, ottimo da leggere davanti a un camino in inverno ma non è uno di quei libri che si ricordano.

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